Fabio Rovazzi
non è un personaggio negativo dello star system. Ha un viso simpatico, divertente,
da bravo ragazzo. Se fossi stato adolescente oggi mi sarei divertito a rispondere
ai miei compagni con il dab. Inoltre trovo che le sue canzoni, seppur lontani
dai miei gusti personali, siano tutt’altro che banali, e a loro modo condannino
con vena satirica i comportamenti dell’utente medio. Inoltre nelle interviste
rilasciate ai media ha dichiarato di ritenersi responsabile nei confronti dei
più giovani e ha volontariamente censurato le parolacce previste nei testi.

Niente da
opinare su ciò.

Il problema
nasce quando una determinata canzone viene immessa all’interno di un circuito
sbagliato, quando diviene il tormentone scelto da professionisti del settore (animatori) delle feste dei bambini e utilizzata
come fosse una melodia uscita dall’ultimo Zecchino d’Oro.

In questo
periodo sono poche le feste dei bambini da 2 a 5 anni che non hanno come colonna
sonora le due hit del cantante milanese e che di conseguenza non risuonino
nelle classi delle scuole materne.

Essere un
purista nel XXI secolo è un’utopia e nessuno mira a volerlo essere senza
divenire oltranzista o intollerante. Ma è indiscutibile che un genitore cerchi
di ritardare il più possibile il contatto con parole quali volgarità, sesso,
terrorismo, ingiustizia, razzismo, ecc. Il mondo attende anche loro con le sue
diverse sfaccettature in perenne disequilibrio tra gioia e dolore, tra pace e
guerra. Non è necessario accelerare i tempi e far vedere a piccole creature di
che pasta è fatta la nostra società fin da subito. La vita è costituita da
fasi, con un inizio e una fine (a volte non ben definiti); le prime dovrebbero
essere quelle dell’innocenza, della spensieratezza, della fiducia nel credere
ai giusti valori.

Jostein
Gaarder, noto scrittore e filosofo, sottolinea come “Crescendo noi non ci
abituiamo soltanto alla legge di gravità bensì al mondo così com’è. Perdiamo a
poco a poco la capacità di stupirci per quello che il mondo ci offre.”

Nella
visione dei cartoni animati più celebri i bambini sono contaminati da parole
come amicizia, rispetto, tolleranza, generosità, nonché dall’immancabile lieto
fine della storia. Allo stesso modo i testi delle canzoni fatti ad hoc per i
più piccoli, riportando il sopraccitato Zecchino d’Oro, donano piccoli istanti
di leggerezza e buonumore, istruendoli con termini e concetti più o meno semplici
(alcune di queste hanno firme autorevoli ad esempio la canzone “Zombie
vegetariano” ha come autore Frankie Hi Nrg).

Una duplice domanda
a questo punto risulta legittima. Perché non far ballare alle feste i bambini
sulle note di testi scritti appositamente per un pubblico di giovanissimi? Perché
non evitare al giovane cantante milanese offese di cybergenitori arrabbiati e lasciare
le sue opere ad un target di fan più grandi?

Il noto
psicologo Eric Berne, nella sua Analisi transazionale, definisce l’età compresa
tra i 2 e i 4 anni non importante, ma fondamentale nella formazione dell’io di
un individuo. In tale delicata fase il cervello è un motore a pieno regime,
capace non solo di assimilare input dall’esterno ma di elaborarli e
trasformarli in ambizioni e sogni. Berne giunge alla conclusione che il bambino
nell’intervallo temporale tra i 24 e i 48 mesi decide non chi vorrà essere, ma
chi sarà grazie a tutto ciò che ha respirato, udito, visto e percepito.

Lasciare che
i bambini siano liberamente bambini evitando loro di anticipare i tempi è una
possibilità a cui non possiamo sottrarci.