Sono trascorsi giorni da quando la foto di una bambina sorridente ha monopolizzato l’opinione pubblica, facendo parlare stampa, televisione, radio, gente comune.

Tra le tante parole dette, alcune figlie dell’ignoranza più becera, è stato doveroso pensare all’unica voce che avrebbe contato veramente.


Non so come iniziare, se con un caro uomo del futuro, o uomo evoluto o solo uomo.

Più di mezzo secolo è trascorso da quando il nostro nascondiglio è diventato museo. Milioni di persone hanno calpestato il pavimento di cinquanta metri quadri, respirando l’aria stantia del periodo di clandestinità, in cui ho tentato di proteggere invano la mia famiglia.

Non avrei mai pensato alla notorietà di un luogo così oscuro. Avrei scelto l’anonimato, se avessi potuto scegliere. Se ci avessero dato la possibilità di vivere nella tranquillità di un’esistenza normale, avrei continuato a educare le mie figlie, le avrei viste giocare, innamorarsi, intristirsi per i piccoli dolori dell’adolescenza.

Avrei potuto vedere le mie bambine diventare donne.

Così non è avvenuto. Qualcuno ha deciso che la mia famiglia andava divisa, deportata e infine eliminata.

Ho versato fiumi di lacrime per Anna e Margot, per mia moglie, per essere rimasto in vita al posto loro. Dolore si è aggiunto al dolore. E sfogliando le pagine del diario di Anna se ne aggiungeva dell’altro.

Ma ho pensato che la testimonianza della mia bambina forse avrebbe cambiato l’uomo. Avrebbe scavato nella profondità dell’anima dell’uomo del futuro, eliminando il lato oscuro della follia.

Vedere gli ultimi sorrisi di mia figlia impressi in una foto è stato il mio ossigeno. Solo un padre può comprendere il vuoto che dà la lontananza di un figlio. Ma se la distanza è per sempre neanche un padre, in fondo, può comprenderla.

Nel mondo del futuro dove tutto è caos, dove si confonde un personaggio televisivo con un deportato dell’olocausto, dove la notorietà di vittima è una colpa senza appello, giocare con l’immagine di una bambina morta di tifo in un campo di concentramento è puro orrore.

Non pensate che sia una goliardata, uno sfottò, una satira portata all’estremo. Non pensate che sia un modo per distogliere l’attenzione da fatti più importanti o che, se ci hanno perseguitati da quando l’uomo è stato creato, forse un motivo c’è.

Pensate a un padre che non ha mai visto la sua bambina diventare donna.

Pensate che qualcuno, settanta anni dopo quello scatto, ha rubato il suo ultimo sorriso impresso in un immagine e l’ha consegnato a una storia da dimenticare.

Una storia da dimenticare che io continuo a ricordare per sempre.