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Good Day Sunshine

E se fossi il padre di Anna?

News Posted on 31 Oct, 2017 10:32:56

Sono trascorsi giorni da quando la foto di una bambina sorridente ha monopolizzato l’opinione pubblica, facendo parlare stampa, televisione, radio, gente comune.

Tra le tante parole dette, alcune figlie dell’ignoranza più becera, è stato doveroso pensare all’unica voce che avrebbe contato veramente.


Non so come iniziare, se con un caro uomo del futuro, o uomo evoluto o solo uomo.

Più di mezzo secolo è trascorso da quando il nostro nascondiglio è diventato museo. Milioni di persone hanno calpestato il pavimento di cinquanta metri quadri, respirando l’aria stantia del periodo di clandestinità, in cui ho tentato di proteggere invano la mia famiglia.

Non avrei mai pensato alla notorietà di un luogo così oscuro. Avrei scelto l’anonimato, se avessi potuto scegliere. Se ci avessero dato la possibilità di vivere nella tranquillità di un’esistenza normale, avrei continuato a educare le mie figlie, le avrei viste giocare, innamorarsi, intristirsi per i piccoli dolori dell’adolescenza.

Avrei potuto vedere le mie bambine diventare donne.

Così non è avvenuto. Qualcuno ha deciso che la mia famiglia andava divisa, deportata e infine eliminata.

Ho versato fiumi di lacrime per Anna e Margot, per mia moglie, per essere rimasto in vita al posto loro. Dolore si è aggiunto al dolore. E sfogliando le pagine del diario di Anna se ne aggiungeva dell’altro.

Ma ho pensato che la testimonianza della mia bambina forse avrebbe cambiato l’uomo. Avrebbe scavato nella profondità dell’anima dell’uomo del futuro, eliminando il lato oscuro della follia.

Vedere gli ultimi sorrisi di mia figlia impressi in una foto è stato il mio ossigeno. Solo un padre può comprendere il vuoto che dà la lontananza di un figlio. Ma se la distanza è per sempre neanche un padre, in fondo, può comprenderla.

Nel mondo del futuro dove tutto è caos, dove si confonde un personaggio televisivo con un deportato dell’olocausto, dove la notorietà di vittima è una colpa senza appello, giocare con l’immagine di una bambina morta di tifo in un campo di concentramento è puro orrore.

Non pensate che sia una goliardata, uno sfottò, una satira portata all’estremo. Non pensate che sia un modo per distogliere l’attenzione da fatti più importanti o che, se ci hanno perseguitati da quando l’uomo è stato creato, forse un motivo c’è.

Pensate a un padre che non ha mai visto la sua bambina diventare donna.

Pensate che qualcuno, settanta anni dopo quello scatto, ha rubato il suo ultimo sorriso impresso in un immagine e l’ha consegnato a una storia da dimenticare.

Una storia da dimenticare che io continuo a ricordare per sempre.



Un artista che non dà la mano

News Posted on 03 Jul, 2017 22:24:44

Paolo Villaggio è stato abbandonato dal cinema italiano ma non dalle persone comuni, dai dipendenti d’ufficio, dai ragazzi cresciuti con i suoi film.

Le battute cult sono dentro le aziende gestite da gran farabutt, ai tavoli dei ristoranti con un boccone e un poppetta, nei campi di calcetto bagnati dalla nuvola da impiegato, alle telefonate con accento svedese.

Fantozzi, Fracchia e Paolo siamo noi italiani e lo saremo sempre. La nostra cultura sociale è fantozziana, viviamo le medesime situazioni del ragioniere, con la differenza che oggi non ridiamo e ci prendiamo troppo sul serio. La contemporaneità delle pellicole più vecchie è impressionante, paradossale, una fotografia dell’Italia di allora e di oggi.

Un Italia sempre sempre più povera.

Più povera di artisti veri come Paolo, capaci di essere un buffone, un intellettuale, un anarchico e un progressista fuori e dentro lo schermo.
Un artista che non dava la mano a chiunque e che non elemosinava critiche e giudizi, come un saggio anziano dalla barba bianca.

Lo immagino, o mi piace pensarlo, seduto con la sua tunica accanto al suo amico De André ad architettare scherzi in paradiso, o a inventare nuove gag con Gigi Reder.
Ti stimo moltissimo Paolo.



Un Rovazzi alla festa per bambini

News Posted on 01 Jul, 2017 17:01:55

Fabio Rovazzi
non è un personaggio negativo dello star system. Ha un viso simpatico, divertente,
da bravo ragazzo. Se fossi stato adolescente oggi mi sarei divertito a rispondere
ai miei compagni con il dab. Inoltre trovo che le sue canzoni, seppur lontani
dai miei gusti personali, siano tutt’altro che banali, e a loro modo condannino
con vena satirica i comportamenti dell’utente medio. Inoltre nelle interviste
rilasciate ai media ha dichiarato di ritenersi responsabile nei confronti dei
più giovani e ha volontariamente censurato le parolacce previste nei testi.

Niente da
opinare su ciò.

Il problema
nasce quando una determinata canzone viene immessa all’interno di un circuito
sbagliato, quando diviene il tormentone scelto da professionisti del settore (animatori) delle feste dei bambini e utilizzata
come fosse una melodia uscita dall’ultimo Zecchino d’Oro.

In questo
periodo sono poche le feste dei bambini da 2 a 5 anni che non hanno come colonna
sonora le due hit del cantante milanese e che di conseguenza non risuonino
nelle classi delle scuole materne.

Essere un
purista nel XXI secolo è un’utopia e nessuno mira a volerlo essere senza
divenire oltranzista o intollerante. Ma è indiscutibile che un genitore cerchi
di ritardare il più possibile il contatto con parole quali volgarità, sesso,
terrorismo, ingiustizia, razzismo, ecc. Il mondo attende anche loro con le sue
diverse sfaccettature in perenne disequilibrio tra gioia e dolore, tra pace e
guerra. Non è necessario accelerare i tempi e far vedere a piccole creature di
che pasta è fatta la nostra società fin da subito. La vita è costituita da
fasi, con un inizio e una fine (a volte non ben definiti); le prime dovrebbero
essere quelle dell’innocenza, della spensieratezza, della fiducia nel credere
ai giusti valori.

Jostein
Gaarder, noto scrittore e filosofo, sottolinea come “Crescendo noi non ci
abituiamo soltanto alla legge di gravità bensì al mondo così com’è. Perdiamo a
poco a poco la capacità di stupirci per quello che il mondo ci offre.”

Nella
visione dei cartoni animati più celebri i bambini sono contaminati da parole
come amicizia, rispetto, tolleranza, generosità, nonché dall’immancabile lieto
fine della storia. Allo stesso modo i testi delle canzoni fatti ad hoc per i
più piccoli, riportando il sopraccitato Zecchino d’Oro, donano piccoli istanti
di leggerezza e buonumore, istruendoli con termini e concetti più o meno semplici
(alcune di queste hanno firme autorevoli ad esempio la canzone “Zombie
vegetariano” ha come autore Frankie Hi Nrg).

Una duplice domanda
a questo punto risulta legittima. Perché non far ballare alle feste i bambini
sulle note di testi scritti appositamente per un pubblico di giovanissimi? Perché
non evitare al giovane cantante milanese offese di cybergenitori arrabbiati e lasciare
le sue opere ad un target di fan più grandi?

Il noto
psicologo Eric Berne, nella sua Analisi transazionale, definisce l’età compresa
tra i 2 e i 4 anni non importante, ma fondamentale nella formazione dell’io di
un individuo. In tale delicata fase il cervello è un motore a pieno regime,
capace non solo di assimilare input dall’esterno ma di elaborarli e
trasformarli in ambizioni e sogni. Berne giunge alla conclusione che il bambino
nell’intervallo temporale tra i 24 e i 48 mesi decide non chi vorrà essere, ma
chi sarà grazie a tutto ciò che ha respirato, udito, visto e percepito.

Lasciare che
i bambini siano liberamente bambini evitando loro di anticipare i tempi è una
possibilità a cui non possiamo sottrarci.



Il premio di essere padre

News Posted on 28 Jun, 2017 10:15:44

Il tempo è il regalo più grande che un genitore può fare a un figlio. E’ intangibile, non è un pacco regalo da scartare, non ha colori sgargianti e non fa versi degli animali della fattoria.

Il tempo è il primo sorriso spontaneo, il coraggio di lanciarsi in una corsa a gattoni, la lallazione che diventa parola, la ricerca del contatto per affetto.

Non di frequente lo stato Italiano si ricorda delle parole scritte sulla costituzione alla voce famiglia, figli, maternità.

Lo ha fatto a Novembre 2016 Tito Boeri con la proposta di rendere obbligatorio il congedo di parternità per i primi 15 giorni (con sanzioni a chi non lo rispetta), provando ad avvicinare, seppur di poco, l’Italia agli altri paesi europei.

L’obbligatorietà è necessaria in un momento storico in cui il lavoratore è la parte debole del sistema. Se si lascia la libertà di potere, la scelta non sarà del lavoratore ma del datore di lavoro o dell’attuale cultura italiana che non contempla il giusto equilibrio tra uomo e donna, tra papà e mamma.

E’ di ieri la notizia che l’Agenzia delle entrate di Trento premierà i papà che hanno usufruito (o usufruiranno) del congedo parentale facoltativo con un contributo fino a 500,00 euro.

Iniziativa lodevole, una spinta verso il cambiamento che si spera possa essere seguita da altre unità territoriali.

Una società ha basi solide se i suoi componenti vivono un contesto di serenità.

Se una mamma, una donna, non si sente più discriminata e ha le stesse possibilità di un uomo.

Se un padre può essere presente ai piccoli miracoli che avvengono quotidianamente nella crescita del figlio.

Se i figli hanno il tempo dalla loro parte.

Il tempo che può disporre obbligatoriamente o facoltativamente la mamma e il papà.



Lo spettatore uomo. (I giovani e il lavoro precario)

News Posted on 22 Jun, 2017 09:48:25

Credere nella superstizione è un concetto puramente soggettivo, come lo è credere nel destino.

Di fronte a questo l’uomo diventa spettatore e accetta passivamente. E’ inerme e senza controllo perché nulla dipende dal suo volere.

Riveste il ruolo di mero osservatore di fatti, valuta e giudica a cose compiute, espone opinioni, proietta statistiche, schematizza situazioni.

In alcuni casi, come un evento naturale o una diagnosi medica in cui il controllo sulla vita prescinde dalla volontà, l’uomo è per forza di cose spettatore.

In altre situazioni non è accettabile, laddove vi è qualcosa di regolamentato politicamente e socialmente.

Lo spettatore uomo attacca etichette di ‘fortunato’ o ‘meno fortunato’ in campi, come il lavoro, dove la sorte non dovrebbe essere protagonista.

Il termine ‘meno fortunato’ è utilizzato dallo spettatore uomo come sinonimo della parola precario. Ma un tempo il precario non era che un disoccupato o, addirittura, un lavoratore in nero.

Il problema è nell’uso del termine.

Se si utilizza la parola precario e si ripete, entrando nel circolo del quotidiano d’uso comune, il termine perde la forma e acquisisce le caratteristiche tipiche di un intercalare. Lo spettatore uomo si riempie la bocca di nuovi vocaboli privando la conoscenza del vero significato.

E così il precariato diviene per lo spettatore uomo un problema esistente in natura come la muffa sugli alberi, la ruggine del ferro. O come difficoltà più materiali come il dover accendere un mutuo per l’acquisto di una casa, il dover pagare il bollo dell’auto.

Qualcosa che c’è e non si può fare a meno.

Allo spettatore uomo non è concessa pausa, non ha il permesso di fermarsi a riflettere, di meditare sul giusto equilibrio tra individualismo e collettività.

La mancata considerazione del bene comune è prova eclatante di rifiuto verso una serena convivenza. L’interesse individuale, il perseguimento delle proprie aspettative sono l’obiettivo

Il termine volontà è stato sostituito con il termine impotenza, talento e capacità con fortuna, opportunità con la parola caso.

Ogni singolo individuo vive in modo anarchico la propria vita professionale e personale, prescindendo dalla comunità e dal futuro delle successive generazioni. Salvaguardia sé stesso e lascia passare con ingenua indifferenza termini vuoti quali flessibile, dinamico, proattivo, problem solver, capacità alla gestione dello stress.

Ma cosa succederebbe se esistesse veramente una società totalmente flessibile e dinamica (e non unicamente per i giovani lavoratori costretti ad essere flessibili e dinamici)?

Una società realmente flessibile sia per aziende sia per il singolo lavoratore. Flessibilità equa con la possibilità per le aziende, ove sussistono i giusti presupposti e nel rispetto della volontà del lavoratore, di poter scegliere se continuare il rapporto lavorativo, con il lavoratore dal lato suo tutelato da validi ammortizzatori sociali, e soprattutto dal facile e immediato accesso a nuove aziende, nuove professioni.

In questa situazione cosa succederebbe? Lo spettatore uomo diverrebbe parte attiva. Non si sentirebbe costantemente insicuro e frustrato, ma stimolato dalla possibilità del cambiamento. Avrebbe più tempo da dedicare alla propria crescita culturale, sarebbe portato a riflettere, individuerebbe tangibili ingiustizie, punti deboli, associando il corretto valore ai singoli problemi, alle concrete e reali paure.

In questo modo il pensiero porterebbe nuove idee. La società andrebbe verso un progressivo sviluppo e il destino rientrerebbe nel suo perimetro di competenza.

La politica gioca un ruolo fondamentale, è innegabile. La volontà di un imprenditore, di un dirigente si scontra con la convenienza, altra realtà innegabile. Ma il fine esclusivo dell’utile può condurre verso miglioramenti economici di breve termine, non di lungo termine.

A livello sociale tale atteggiamento conduce verso strade sociali di irrigidimento, contrasto e frustrazione. Provoca una chiusura nel singolo individuo verso l’esterno.

Il suo lato umano è sottoposto a stimoli di ostilità, distacco, paura, espletabili solo nella sua interiore inquietudine.

Il giovane spettatore uomo resta in attesa, come un’eterna comparsa in uno spettacolo con ruoli inaccessibili.

E nel momento in cui la fortuna, o il caso, lo riveste di un ruolo si vede disinteressato al passato (al non voler fare nulla per cambiarlo) pensando di aver terminato una fase dettata dal destino, in cui tutti gli spettatori uomo sono chiamati a passare.